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Activision Blizzard e NetEase: la rottura è compiuta

E i Team Esport?

di Davide E. Nappi
Activision Blizzard

2 min. di lettura

Non è stato un inizio di settimana splendido quello di Activision Blizzard.

Sembra che, dopotutto, anche l’Unione Europea si opporrà alla fusione con Microsoft, o almeno all’accordo per come si presenta ad oggi, complicando ulteriormente le tempistiche che serviranno ad emendarlo e renderlo confacente alle richieste di tutte gli organismi di controllo della concorrenza del mercato a livello mondiale. Se poi si pensa che teoricamente la parti dovrebbero chiudere il deal prima dell’estate, diventa difficile pensare ad un outcome positivo.

In più, la questione cinese: l’editore di World of Warcraft, Diablo e Overwatch ha dichiarato di aver chiesto al suo ex distributore NetEase una proroga di sei mesi per cercare un nuovo partner cinese. NetEase ha rifiutato, con una dichiarazione al veleno accompagnata dalla foto di un ufficio spoglio e smantellato, quello che ospitava le operazioni congiunte. Troppo tardi, 100 persone sono già state licenziate.
In aggiunta, come se il concetto non fosse stato chiarificato a sufficienza, gli operai di NetEase hanno provveduto a smantellare in diretta l’iconica statua “Gorehowl Axe” (da Warcraft) che campeggiava sulla proprietà aziendale.

Cosa ne è dei Team Overwatch?

Vien subito da pensare che sia un peccato soprattutto per i fan dei giochi Activision Blizzard in Cina, perché potrebbero passare, e probabilmente passeranno, mesi o addirittura anni prima che possano tornare a giocare, a causa della rigidissima politica del governo cinese sull’approvazione dei giochi e sui permessi di distribuzione.

Ma c’è anche un altro punto da considerare. La separazione lascia un grosso punto interrogativo per le squadre di esports della regione che fanno parte della Overwatch League, come Chengdu Hunters, Guangzhou Charge, Shanghai Dragons (di proprietà di NetEase, tra l’altro) e Hangzhou Spark. Sicuramente non potranno più giocare nessun match in Cina, perché una volta che NetEase uscirà di scena, alla fine di gennaio, il gioco sarà di fatto illegale, non godendo più dell’approvazione ufficiale per essere distribuito e giocato nella regione. Chissà che non nasca un movimento di resistenza clandestino, una sorta di risposta al proibizionismo, che vedrà i giovani aggirarsi attorno alle sale LAN con fare sospetto, coprendo con il cappotto delle buste di carta con dentro un joypad, un mouse o una tastiera

Un’opzione, tutt’altro che ottimale, sarebbe andare a giocare in Corea, ma resterebbe pur sempre l’amaro in bocca nel dover rappresentare una nazione in cui il gioco, cui si sono dedicate ore e ore di studio e pratica, nei fatti non esiste più. Come se tutto ad un tratto fosse illegale praticare un mestiere o una professione.

I presupposti insomma non sono dei più rosei per i team cinesi. Vedremo come andrà. Certo, su una cosa si è tutti d’accordo: questa rottura ha scontentato tutti, e le ricadute sul mondo esportivo globale potrebbero essero importanti.